Noi donne siamo in grado di trattenere le lacrime e perfino i nascituri se determinate, tanto che il più delle volte si rende necessario il cesareo. Tratteniamo spesso anche il fiato, ma non la pipì, quella proprio non possiamo, così mi ritrovai costretta alla terza sosta in Autogrill. Parcheggiai e in tutta fretta mi avviai verso la toilette, ma a metà percorso Tolomeo mi tenne inchiodata ad una Smart ululando incessantemente fino al tuo arrivo. Sigaretta in mano, ridevi sguaiatamente come il tuo cane, senza muovere un dito, più ti supplicavo di fare in fretta per via delle possibili conseguenze e più aumentavano i tuoi latrati. Poi hai richiamato il cavallo, ehm...il cane, e mi hai aspettata all'entrata del bar. "Sei la sua stella, gli piaci" dicesti. Sin da cucciolo ululava nelle notti stellate; il nome, conseguenza del suo interesse per la volta celeste. Pochi attimi per esaminare attentamente la tua espressione irriverente che diceva "Piaci anche a me, ma non montarti la testa" e già ero seduta ad un tavolo davanti a un caffè e all'uomo che mi avrebbe fatta innamorare. Il tuo teorema di vita sciorinato in pochi minuti si poteva riassumere in due frasi, la prima e l'ultima: "Non permetto a nessuno di entrare nella mia vita" e "Sei una bella donna, ma un po' cretina". Non capivo bene cosa mi stesse succedendo, avevo difronte un impertinente che sembrava impersonare Humphrey Bogart, l'antitesi del mio uomo ideale, mi ero sempre detta. Tra un sfottò e l'altro, però, c'era il tentativo di psicanalizzarmi, di risolvere le mie turbe con carinerie e complimenti ed incredibili sagge intuizioni. Tra i nostri sguardi schivi e il tuo sorriso a mezza bocca c'era un'energia che mi attraversava il corpo fino a rendermi completamente liquefatta, imbarazzata dall'ineluttabilità della condizione in cui volgevo, tuttavia sciolta goccia a goccia allo scandire delle tue parole.
Un rapporto fatto di lunghi periodi di assenza privi di spiegazioni, durante i quali anche Tolomeo, che avevo in custodia, sentiva la tua mancanza. Diventava afono, mangiava svogliato e contribuiva al mio disordine andando a prendere i pochi vestiti che lasciavi nel mio armadio per poi distribuirli nei suoi angoli preferiti dell'appartamento. Senza la presenza del mio amore mi lasciavo andare, non mi nutrivo a dovere e arrivavo a trascurare la pulizia della casa, questo accadeva ogni volta. Quando c'eri, invece, era tutto uno scondinzolare, ululare, ridere e fare l'amore. Pensavo di assecondare i miei desideri, invece, per paura di perderti, compiacevo proprio te che sentenziavi col tuo fare da uomo di mondo: "Gli uomini sono dei bambinoni, devi fargli credere che stai facendo quello che vogliono loro, che in realtà è quello che vuoi tu". Questa mia condiscendenza si replicava sotto le lenzuola, questo però, l'ho saputo solo adesso che mi hai lasciata facendomi capire senza mezzi termini che ero dispregiata non solo per l'infamia del mio comportamento, ma anche per l'imbecillità del mio essere femmina. Allora, infatti, ero convinta che la ricompensa della mia virtù fosse la perfezione, che nel sesso ero certa essere più distinta. Non era così, non con te.
Un giorno caratterizzato prevalentemente da torbidi pensieri, feci l'orribile gesto: abbandonai Tolomeo nel "nostro" Autogrill, in verità sperando che accorressi tu per salvare almeno lui.
[Nell'immagine: The Dip - Maureen Cavanaugh]
Si perde un titolo e se ne trova un altro.
Il giorno seguente è arrivato il gelo. Raffiche di vento violente sulla nuca, dolorose, che parevano schiaffi di un padre deluso, hanno spazzato via l’humus fermentato in un ambiente torbido. Apparentemente giusto, adatto al momento, cercato e voluto, però umido e soffocante, inquinato e pungente sotto le sensibili narici. Un odore che non si dimentica come la naftalina per il tarlo nelle tue mutande.