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lunedì, 11 dicembre 2006
 

Più libri più liberi / 2006.

Dopo una rapida ricerca tra le recensioni e i commenti dei blogger, ho notato che nessuno ha menzionato un passaggio interessante del disegno di legge sul quale è intervenuta l'Assessore alla cultura della Regione Lazio Giulia Rodano in occasione della fiera Più libri più liberi. Quindi lo faccio io.

L'Assessore vuole realizzare una Città del libro nel distretto di Roma. 

Si è subito detta preoccupata di aver comunicato la possibile location al pubblico presente in sala prima che al Sindaco di Roma, poi però, sulla scia dell'entusiasmo, non si è risparmiata una seconda gaffe dicendo "outlet" con una improbabile pronuncia francese che suonava come "eau toilette". Quisquiglie a parte, l'idea c'è e forse si troveranno anche i fondi, ammesso che la Regione Lazio rimedierà al disavanzo attuale, considerando che le modifiche al Titolo V della Costituzione in sostanza escludono la partecipazione del Governo con possibili ripercussioni sulle tasche dei cittadini.

L'idea è quella di agevolare la piccola e media editoria ed i librai procurando spazi, facilitando la distribuzione e soprattutto facendo sì che il libro introvabile nella Città del libro si potrà trovare, possibilmente con l'autore annesso che firma autografi e distribuisce gadget. Per quanto riguarda la visione dell'outlet, immagino che abbia voluto riferirsi alla struttura architettonica tipica, e non ai maxi sconti fino al 50%, il concetto non era chiaro, ma il progetto sì. Investendo sulla cultura crea occupazione, aiuta le piccole imprese, dà visibilità agli scrittori altrimenti sfigati, eccetera, eccetera, eccetera.

 

postato da fotoreportress | 22:58 | commenti (1)
libri, shopping, incontri


martedì, 10 ottobre 2006
 

Mio nipote abita in Via Carrefour.

La genetica ha infinite e strabilianti varianti, mio fratello, per esempio, ha ereditato un gene che a me non è stato trasmesso: il gene 3x2.

Si tratta di un gene che induce intere famiglie a rinchiudersi negli ipermercati il sabato pomeriggio alla ricerca dell'offerta convenienza, che poi si sa: anche quando fiuti il vero affare già dall'auto in coda sulla tangenziale, una volta brandito il carrello della spesa, nessuno si interporrà mai fra te e i prodotti a prezzo intero, facendo vacillare le finanze famigliari.

Chi possiede il gene 3x2 è naturalmente portato a spendere tempo e denaro nel consumismo insensato, ma questa è una considerazione soggettiva, infatti i portatori di questo gene non la pensano così. Loro si sentono liberi di decidere se acquistare due pacchi da 144 salviettine umidificate per il culetto del bambino usufruendo di un buono sconto di 5 euro, ora, considerando che il culetto di un bambino di due anni e mezzo ha bisogno di 3 salviettine in media al giorno, la libertà è data dal fatto che per circa 100 giorni non dovranno preoccuparsi di rifornirsi delle preziose salviettine. Si sentono maggiormente appagati perché hanno risparmiato i fatidici 5 euro, non considerando però di aver anticipato denaro per un prodotto che effettivamente consumeranno spalmato in 100 giorni, ma per loro va bene in salute. Non fosse altro che il sabato successivo saranno nuovamente schiavi della stessa caccia al 3x2 per un prodotto diverso.

Io, zia romana che soffre la distanza dal nipote milanese, durante le brevi trasferte a Milano vengo puntualmente assoggettata alla forza di questo gene 3x2 che evidentemente è predominante, infatti non mi è consentito di portare mio nipote al parco giochi, né di andare a spasso con lui per la città, piuttosto il 3x2 preferisce portarlo al seguito per esporlo all'aria condizionata, le luci al neon e una paccottiglia di altre famiglie 3x2.

Voglio glissare sulla motivazione reale che spinge chicchessia a questa pratica barbara, ma non mi riuscirà di non preoccuparmi del fatto che mio nipote dopo avermi detto correttamente nome, cognome e età, mi ha detto di abitare in "Via Carrefour", che sia precocemente portato a sfottere due genitori discutibili? Mi auguro solo che non debba mai sfottere me il giorno in cui, per qualche arcano motivo, mi possa ritrovare tutti i sabato pomeriggio in un centro commerciale.

postato da fotoreportress | 18:40 | commenti (4)
varie, riflessioni, shopping, scienza


lunedì, 02 ottobre 2006
 

Che teneroni! Anche voi mi mancate tanto, tornerò. Nel frattempo, NON ROMPETEMI LE BALLE! Grazie, bacetti.

 

Caro xxxxxxx ,
è passato un pò di tempo dall'ultima volta che hai utilizzato eBay, perchè non provi oggi stesso a farti un regalo o a vendere gli oggetti che non usi più? Ogni giorno sono migliaia le persone che si incontrano nella community di e Bay per condividere passioni, interessi e ottimi affari: non perdere la tua opportunità

postato da fotoreportress | 14:36 | commenti
varie, amore, shopping, internet, incontri


lunedì, 25 settembre 2006
 

La dipendenza ossessiva da accappatoio.

Nel primo dopoguerra le comodità si potevano riassumere in: luce elettrica, acqua corrente, e poi chi aveva il bagno in casa era strafortunato. Oggi le stesse sono diventate necessità.

Ma che necessità c'è dell'accappatoio? Per come la vedo io, si tratta di: dipendenza ossessiva da accappatoio. Che lo si preferisca al telo da bagno in casa propria non lo discuto, ma se per far entrare l'accappatoio nella valigia si rinuncia addirittura al bagnoschiuma - perché tanto lo compriamo sul posto - già si nota una certa incongruenza che mi fa pensare che c'è qualcosa che non va.

Il compagno/a di viaggio:

- si vergogna di mostrarsi nudo/a, ipotesi non accreditata in quanto non appena asciutto/a si toglie l'accappatoio rimanendo in costume adamitico

- ha qualche impedimento fisico che non gli/le permette di usare il telo per strofinarsi la schiena, cosa impossibile in quanto le/gli riescono numeri da circo per spalmarsi la crema solare nei punti più impervi

- ha pensato che mettere in valigia gli spaghetti e una forma di caciotta, sarebbe stato troppo, troppo da provincialotti, e così si è riconsolato/a con l'accappatoio

- non ha mai fatto campeggio in vita sua e non sa cosa significhi adattarsi, questa è molto plausibile

- per lei/lui avvolgersi nell'accappatoio è un modo di coccolarsi che gli ricorda ciò che faceva la sua mamma dopo il bagnetto, e questa è la più probabile ma anche la più preoccupante.

In fin dei conti sono problemi di chi fa la scelta di portarsi il pesantissimo e voluminoso accappatoio in valigia a scapito della praticità, però io alla copertina di Linus ci ho rinunciato che ero ancora bambina, e forse per questo motivo la dipendenza ossessiva da accappatoio mi sembra un avviso su cui riflettere e fare studi approfonditi.



domenica, 24 settembre 2006
 

Svenduto al miglior offerente.

C'è chi sospinto da goliardia si mette in vendita sul catalogo, con tanto di codice a barre e consigli per l'uso, come quelli di katahomo, e chi lo fa per pura provocazione mostrando tutto il suo dissenso sociale come saradisperata.

Questi due ottimi comunicatori hanno fatto qualcosa che somiglia molto alle offerte del miglior eBay: usato, quasi nuovo a prezzi eccezionali, in sostanza, una svendita di materiale umano che non si riesce a piazzare al prezzo del suo valore effettivo. Katahomo è sicuramente l'espressione giocosa del disagio legato ai rapporti interpersonali, mentre invece il blog di saradisperata tocca il tema del lavoro, che non è necessariamente slegato ai problemi di interazione sociale.

Sara con un unico post ha raccolto più di tremila commenti, mettendo in vendita una notte di sesso in cambio di un contratto di lavoro a tempo indeterminato per uno stipendio minimo di 1200 euro al mese. La sua provocazione ha avuto risonanza su alcuni quotidiani nazionali, ai quali Sara ha dichiarato di voler inviare al Ministro del lavoro la raccolta delle numerose testimonianze sul sentito e attuale problema della precarietà alla quale molti giovani sono costretti. Sara non fa distinzioni tra governo di destra e di sinistra, sindacati e datori di lavoro, li considera semplicemente incapaci di assicurarle un futuro con un stipendio fisso che le dia la possibilità di farsi una famiglia o comprarsi una casa. Per non farsi negare il minimo dei diritti di cui ogni cittadino dovrebbe poter godere, Sara non trova altra via d'uscita che la provocazione.  

E' paradossale che esista chi si batte giornalmente per non dover scendere a compromessi nel fare carriera o mantenere il posto di lavoro, in un tempo in cui ci si mette in vendita prima ancora di essere assunti.

La precarietà è sull'orlo di diventare la vera piaga dei nostri tempi. 

La mia personale analisi, include anche un fenomeno abbastanza prevedile ma sottovalutato al quale ho avuto modo di assistere nell'azienda per la quale lavoro: è quello del boom delle ferie matrimoniali, le maternità e l'aumento della richiesta di lavoro straordinario. Dopo anni di lavoro stagionale, quando finalmente arriva l'agognata assunzione, in genere si è già oltre la trentina: fidanzati di lunga data, che fino a quel momento sono stati impossibilitati a mettere su casa e famiglia, finalmente possono pensare al futuro. Considerando che nelle grandi aziende di solito le assunzioni avvengono a tranche consistenti di lavoratori, ecco che si genera il fenomeno dell'assenteismo per le donne che, assecondando in tutta fretta il loro orologio biologico, hanno anche due maternità consecutive; invece per gli uomini, dove è possibile, un incremento di richiesta di lavoro straordinario a coprire le spese per la nuova famiglia. Tutto questo non aiuta l'economia aziendale che si trova improvvisamente a corto di personale, a pagare straordinari più onerosi delle ore ordinarie, e anche a dover stipulare nuovi contratti stagionali, interinali e tutte le altre forme contrattuali a scadenza. Sto parlando di grandi numeri, ma anche una piccola azienda non è esente da tali conseguenze.

Tutto questo stridere di situazioni è la migliore delle ipotesi, per non parlare di coloro che sono ancora lontani anni luce da un vero contratto.

Risparmiare sul costo del lavoro è comprensibile nelle aziende che sono in crisi, ma gli abusi nell'applicazione delle leggi che regolano i contratti di lavoro sono ormai socialmente insostenibili, è giunta l'ora di rivedere determinate scelte.

Per inciso, non mi si venga a dire che le donne rinunciano volontariamente alla carriera: in queste condizioni la carriera per le donne è praticamente impossibile! Anche se gli uomini non se la passano meglio.

postato da fotoreportress | 16:56 | commenti (1)
varie, riflessioni, shopping, lavoro, internet, sesso