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martedì, 10 aprile 2007
“Vivo solo da trent’anni. Vedo moglie e figli durante il fine settimana, se non ho impegni di lavoro. Ogni tanto soffro di solitudine, sarei un ipocrita a dire il contrario, però non mi mancano. Il matrimonio dopo un po’ stanca, i figli poi, non me li sarei goduti nemmeno se fossi vissuto con loro. E’ fisiologico voler stare in compagnia ogni tanto e allora esco.
I nipoti? I bambini sono dei mostri. I nipoti ti saltano sui coglioni, vogliono attenzione continua, sono la massima espressione dell’egoismo, per farti un esempio: la sera vorresti guardare quello che ti pare in tv, ma non è possibile perché: “che fai, ci sono i cartoni, non fai vedere i cartoni ai bambini?”. Di sera? No, non glieli faccio vedere perché a quest’ora avrò diritto anch’io a vedere quello che mi pare! Assolti gli impegni stabiliti si devono levare dalle palle, ci sono i genitori per intrattenerli. E poi non c’è soddisfazione a stargli dietro: capita che la domenica vado a vedere la partita di calcio di mio nipote, lui gioca senza degnarmi di uno sguardo, meno male perché io mica lo sto a vedere, poi alla fine devo anche fare la parte quando mi chiede “hai visto nonno come ho giocato?”, rispondo di sì, ma figurati. Quando vado a vedere la bambina che fa le gare di nuoto, un girone dell’inferno: mamme e bambini che urlano scassandoti i timpani, un’umidità che non ti dico e io che sto col vestito addosso e sudo, cazzo. Hanno tutti le cuffie in testa e io non capisco quando nuota e qual è, tanto meno come si è classificata.
So cosa posso dargli: il lascito dei miei insegnamenti. Insegno loro ad essere uomini liberi, a godersi la vita, a rispettare il prossimo e a non fare del male a nessuno, soprattutto a loro stessi, la serietà sul lavoro e l’ambizione.”

Questo il costrutto di un uomo sulla settantina, zoppo, senza corde vocali, parla grazie ad un lavoretto di ricamo del chirurgo. Mi ha invitata a cena per parlare di lavoro, lui per me sarebbe un pozzo di scienza. E’ un uomo tosto con trent’anni di esperienza alle spalle. Ha fama di essere un maschilista capace di far retrocedere a forza di lacrime donne collaboratrici e pari livello che non gli piacciono sul lavoro, questa è la voce ufficiale. Io devo collaborare e talvolta coordinare lui ed altri. Gli sono simpatica, questa è la versione ufficiale.
All’inizio, durante la scelta del menu, ci siamo trovati d’accordo in quanto a gusti sul cibo e sul vino. Mi ha chiesto di accompagnarlo in qualche trasferta italiana per condividere delizie di territorio in territorio. Il mio è un lavoro di relazioni, lui per me sarebbe un pozzo di scienza, gli ho risposto di sì, previi impegni.
Il tema lavoro non si è neanche sfiorato, il tema dopocena sì.
Fin quando ero convinta di essere ad una cena di lavoro, non avevo motivo di girarmi intorno per vedere se qualcuno stava commentando il fatto che io ero giovane e carina (insomma, sono giovane e respiro) e lui vecchio etc. etc. Poi quando ho cominciato a capire che voleva compagnia, e l’ho fatto presto perché in cuor mio sospettavo sin dalla questione trasferta, se non addirittura dalla telefonata d’invito, ho sentito un brivido strisciante dal coccige alla nuca e ho iniziato a guardare a destra e sinistra per assicurarmi che nessuno mi stesse vedendo con quel vecchio. E’ un riflesso incondizionato, non ci si può sottrarre dal farlo, tanto più che stavamo mangiando in un acquario posto tra gli sguardi indiscreti dei passati e degli automobilisti di Via Veneto.
Ho rifiutato il dopocena, qualsiasi cosa avesse in mente, ha accenato a locali e balli. Mi ha pagato un taxi. Mi ha chiamata l’indomani con la scusa di sapere se ero arrivata sana e salva, cercava risentimento nella mia voce. Mi ha chiamata il giorno di Pasqua per farmi gli auguri.
“Insegno loro ad essere uomini liberi...” Io sono stanca di dover lottare per essere una donna libera, e quell’uomo mi ha sottratto la libertà di lavorare tranquilla. La vecchia volpe ha giocato di fino, non si è mai veramente sbilanciato, il nostro è un lavoro di relazioni, non è detto che ci abbia provato ma è certo che questo gioco mi ha molto contrariata. Ma sì, di sicuro riuscirò a liquidarlo senza fare danni, sono abilissima in questo, grazie all’esperienza che mi sono fatta fin d’ora. Ma perché? Qualcuno me lo spieghi. Perché il maschilismo non è ancora tramontato? Non riesco neanche più ad avere una mia opinione a riguardo.
Tutto questo non fa altro che sommarsi al dubbio che sto maturando da un po’ di tempo che questo lavoro non faccia per me. E’ la mia sola opportunità in questo momento, avrei voluto riscattare me stessa, ma in un ambiente maschilista come questo non ci voglio stare, non voglio più lottare per la mia libertà, sono stanca, preferisco trovarla altrove.
[Nell'immagine: Mobbing - Denise Korman]
sabato, 24 marzo 2007
Tre giorni a Berlino per un convegno internazionale mi hanno fatto pensare alle priorità da mettere in agenda:
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Perfezionare la lingua inglese, magari con specializzazione sul nuovo lavoro, per evitare di ritornare in patria con gli appunti in bianco e l’umore in nero. In alternativa, ricordarsi per tempo di declinare gli inviti alle conferenze internazionali dove non sono previste traduzioni di lingua italiana (ci vuole sempre un’alternativa).
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Divulgare pro bono un quick reference a sostegno dei viaggiatori che non sanno come lavarsi il deretano in mancanza del bidet, questo sconosciuto.
In dieci anni di viaggi all’estero non ho mai incontrato qualcuno in possesso della mia stessa abilità, e sì che ne ho intavolate tante di conversazioni a riguardo, per questo mi sento la capostipite di una specie evoluta in rapporto all’ambiente, alle esperienze e all’istinto di sopravvivenza, vista da Darwin sarei come il primate, il primo, dal pollice opponibile.
La mia abilità consiste nel riuscire a lavarsi le parti intime in assenza del bidet, dell’apposita doccetta annessa al water o della fornitura di salviette umidificate.
Dopo che vi siete abbigliati di tutto punto e, per intonarvi al luogo, a colazione vi siete mangiati wurstel con crauti in salsa di yogurt acido con marmellata di prugne, è facile che vi si presentino delle spiacevoli situazioni di urgenza intestinale. In questi casi, tamponate l’urgenza, e poi se vi manca il tempo per farvi una doccia, non alzatevi dal water, rimanete pure comodamente seduti, perché avendo letto preventivamente il quick reference che troverete di seguito, sarete perfettamente in grado di fare piazza pulita.

Innanzi tutto assicuratevi di avere a portata di mano alcuni oggetti dei quali vi sarete premuniti con anticipo:
- due bicchieri colmi di acqua o una bottiglia,
- sapone della tipologia che più vi aggrada o di quella che offre la casa,
- piccolo asciugamano da bidet (a casa mia detto bideino) ma anche grande.
Fatto? Bene, adesso prendete un vasetto di colla vinilica…ehm, pardon.
L’utilizzo di uno o due bicchieri di acqua, o la capacità della bottiglia a vostra disposizione dipendono da più fattori circostanziali:
- la prossimità del lavabo dal quale potersi rifornire stando sul posto,
- l’ampiezza della superficie da trattare e le relative asperità,
- la quantità e la consistenza del materiale residuo da rimuovere.
Valutazioni, queste, che dovreste essere in grado di fare almeno dopo la seconda applicazione.
Prima di iniziare, consiglio di posizionare le gambe lontano dal collo del water, soprattutto se corredate di indumenti arricciolati all’uopo sulle caviglie, onde evitare che la manovra li metta a rischio innaffiamento.
L’esecuzione è piuttosto semplice, aguzzate l’ingegno e il gioco è fatto.
Una volta terminato potete rialzarvi con vostra soddisfazione e quella delle vostre parti intime. Non dimenticate di asciugare le eventuali fuoriuscite di liquidi dal water e di tirare lo sciacquone. Aerare l’ambiente prima di soggiornarvi.
UPDATE
diggy, la tua partecipazione e la mia coscienza mi impongono di fare meno la stronza.
Devo fare un avvertimento ai malcapitati che per errore leggeranno questo post.
E’ pensato e scritto per me stessa, per ridimensionare il mio io in questo non luogo: posso scrivere di merda e di cessi, sperando che nessuno sprechi del tempo a leggere e soprattutto a commentare, perché tanto qui non c’è la mia firma, la libertà che mi prendo in questo luogo non esiste, perché io non esisto. Sono libera di scrivere quello voglio senza perdere la faccia, a limite un avatar, anche perché non conosco nessuno dei mie lettori, va be’, quasi nessuno. Nella dimensione reale intavolerei un discorso del genere con poche persone. L’ho scritto per ricollocare al giusto livello il grado d’intimità che credo di avere acquisito con il mezzo nei giorni scorsi, giorni di stress.
Come qualcuno di voi sa bene: qui faccio solo esercitare i polpastrelli (anche perché di coinvolgere i neuroni non se ne parla).
Che sia chiaro: non è il rapporto con voialtri che mi disturba, anzi, è una questione tra me e il blog, la parte di me che non esiste.
mercoledì, 24 gennaio 2007
Calzò il cappello a righe sul diametro del cerchio che aveva alla testa, rallegrò col bianco il tri(st)gemino infelice, strinse i pois in un bel fiocco di seta e si avviò al botteghino.
“E’ una posizione di rilievo” assicurò il direttore del Circo Volante, ma il Pagliaccio non rilevò alcun sollievo, quando entrò nel bugigattolo si sentì sprofondare.
Oltre all’Umorismo aveva adottato Professionalità, Dignità e Pazienza, per farli crescere insieme poveri orfanelli!
Non potendo separarsene li portò nel bugigattolo. Dignità e Professionalità furono le più valide assistenti, mentre gli altri si avvicendarono a seconda della luna degli avventori.
Che gli avventori del Circo Volante non erano tutti bambini felici, emozionati, curiosi, non erano tutti bambini.
Che il circo non era solo volante ma era anche errante, infatti, secondo Pagliaccio il circo sbagliava nel suo girovagare, prima o poi avrebbe dovuto piantare le tende per non cadere a picco sul mondo.
Pagliaccio sognava funi, trapezi e reti di salvataggio, naturalmente sul filo dell’ironia.
Suo malgrado si trovò a vendere biglietti ad una umanità fatta di gente di ogni razza e ogni incazzatura, maleducazione, ignoranza, tristezza, gente che faceva compassione perché non aveva idea di cosa fosse un circo volante.
Quasi mai ricambiavano un sorriso, ammettevano di aver sbagliato atteggiamento, facevano un complimento.
Un giorno Pagliaccio si ritrovò solo, gli orfanelli annoiati sgattaiolarono fuori a giocare almeno coi pensieri. Proprio quel giorno in cui si sentiva più triste e stanco, la Magia del circo uscì dall’autocaravan restituendogli il sorriso che aveva perso la sua smorfia.
mercoledì, 20 dicembre 2006
Capita che la sera prima stai lì a raccontare al tuo amico le difficoltà che hai incontrato sul nuovo lavoro, tra le quali il fatto che i tuoi colleghi ti guardano con naturale curiosità mista a paleozoico preconcetto. Non neghi di avere diversi punti a tuo svantaggio: da tempo ti viene attribuita un’età anagrafica inferiore di circa sette anni, risulti piacevole nell’insieme ma le tue espressioni facciali tradiscono un carattere introverso che a volte viene scambiato per antipatia, che a volte viene travisata in giovanile insicurezza: la tua non sarà mai un’espressione pensierosa, seria o intelligente senza apparire poco socievole. E meno male che ne sei perfettamente conscia, perché ogni tanto puoi farti una risata con te stessa pensando ai provini di Gianni Ippoliti: “Faccia un’espressione socievole, un po’ di più, un po’ di meno. Adesso me ne faccia una intelligente…”. Così, man mano che conosci i colleghi capisci di avere un aspetto da segretaria, se ti va bene da stagista o nel peggiore dei casi da centralinista, solo che loro non hanno colpe mentre tu cominci a farti qualche scrupolo sul modo in cui vesti e ti trucchi, e allora cerchi di porre ai ripari sforzandoti di fare un po’ di shopping mirato, tenendoti sempre a debita distanza dallo stile “Pivetti alla Camera”. In effetti, sai che superato il primo impatto sdoganerai il vetusto preconcetto. E però un poco ti rode, in quanto nessuno ti esenterà dal ricevere lo stesso giudizio al di fuori del palazzo, visto che il tuo lavoro ti porta a relazionarti all’esterno imponendoti di non abbassare mai la guardia in tal senso.
Capita poi che la mattina successiva devi andare ad un convegno un poco formale e cerimonioso, allora ti metti la tua Jacket C7278D69067 di Stefanel collezione fall/winter 2006, con tanto di cintura a fiocco, sì ma, tu sei moooolto più chic della modella a pagina 32 del catalogo online (porgo le mie scuse, non mi è riuscito di postare la maledetta immagine) e non indossi di certo le tette, i capelli biondi, il cappello e tanto meno quella espressione. Comunque, sali sulla metropolitana e proprio nel momento in cui stai ripensando alla discussione della sera prima , aggiungendo qualche considerazione tipo: non è scendere a compromessi con se stessi, è segno di saggezza e saper vivere, in fondo è un modo per valorizzare se stessi, proprio mentre pensi questo, una ragazza circa cinque anni più grande di te, ti fa cenno cedendoti il posto a sedere. Prima pensi che debba scendere alla prossima, poi pensi a come avrà fatto a sapere che hai un leggero mal di schiena. Intanto sei seduta che leggi comodamente il tuo libro, quando ti si accende la lampadina o forse ti coglie un fulmine: non hai calcolato che la Jacket C7278D69067 di Stefanel avresti dovuto indossarla con un soprabito che non ti segnasse in vita per evitare equivoche protuberanze sul davanti, la cosa peggiore è che tutti si accorgono all’istante dell’errore tranne te che ci metti i tuoi bei cinque minuti. Resti seduta però fai la parte con la benefattrice chiedendole: “scusi, non doveva scendere?”, in fondo è lei che ha fatto la figuraccia, infatti non può far altro che rispondere: “tra qualche fermata”.
E però ti rode, a tal punto che dopo la registrazione al convegno non puoi fare a meno di agevolarti la toilette del palazzeto antico nel centro storico, dove, evidentemente suggestionata, evacui una quantità pari ad un bambino di cinque chili. Non è carino dirlo, non ti era mai capitato, il tuo amico della sera prima non c’entra anche perché avete mangiato solo un piatto di pasta, ma almeno per oggi hai sgravato.
venerdì, 15 dicembre 2006
Ieri sera guardavo le tue mani mentre ti strizzavi il mento, mentre maneggiavi impeccabilmente forchetta e coltello, salutavi gli amici. Guardavo le mie cosce e non credevo che una mano potesse comunicarmi tanto gelo. So di essere una stronza imbarazzante quando entro nel mio mutismo che mette a disagio perfino i camerieri, fa parte della mia coerenza: sto per lasciarti, le tue mani non mi emozionano, i tuoi amici non mi interessano, non ho niente da dire e non posso fingere, non più.
Hai fatto del tuo meglio, il problema è che il sesso con te è stato fine a se stesso, non è stato il tipo di rapporto che voglio da sempre. Sarà che non ti amo, forse, ma non è solo questo il punto.
Mi sono innamorata di uomini con passioni forti, passioni che non mi appartenevano e ho saputo farle mie. Perché le mani mi parlano di talenti, di passioni, da sempre ne sono rapita. Eviterò i particolari, ma tu cerca di seguirmi.
Il maestro d’orchestra - t’immagini? – oddio non era assolutamente il mio tipo, inizialmente mi faceva quasi ribrezzo, era un giovane genio pazzo figlio di puttana, eppure quando me lo sono portato a letto si è divertito a dirigere l’orchestra per diverso tempo.
L’informatico non usciva mai di casa, consumava la sua passione sulla tastiera del pc, aveva il ventre flaccido e l’alito pesante, lo portai a farmi godere a colpi di logaritmi.
Il puttaniere - già, era proprio quella la sua passione - lui aveva buone mani, per diversi anni interruppe la pseudo-missione dell’offrire sesso alle donne con il pane senza denti, la sua passione la giocai sotto le mie lenzuola.
Con lo scrittore non concludemmo, esagerai all’inizio e persi un’occasione, gli dissi quello che i suoi scritti mi suscitavano: immaginavo il suo talento autografato sul mio corpo e il mio talento sotto la sua scrivania, fu eccitante ma troppo per entrambi.
Il fatto è che da quando le ovaie mi si sono palesate, sono capacissima di eccitarmi anche in pubblico alla vista del talento o della passione che mi si confà in quel momento, mi dispiace solo che siano situazioni rarissime.
Non devi pensare che sia una creatura luciferina che con il sesso estirpa talenti e passioni, inutile elencare i vari complessi che potrebbero riflettere il problema, perché non ho nessun complesso, nessun problema: che cosa c’è di meglio che glorificare le potenzialità di un uomo portandole a letto, desacralizzarle, ridicolizzarle a volte, e allo stesso tempo elevarle alla comprensione e alla complicità massima che un uomo può volere da una donna.
Ti dirò, non mi piacerebbe se lo facessero a me, ma io tendo a sottovalutarmi, non riconosco i mie successi e quando mi capita voglio che restino intimamente miei, se qualcuno dovesse interessarsi alle mie mani mi imbarazzerebbe, io sono una donna.
Mi hai seguito? Volevi sapere perché ti ho lasciato.
[Nell'immagine: Genius-at-work - hobbs69]
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