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sabato, 03 novembre 2007
 

ryan

Credo si veda bene solo con questo programmino: http://www.divx.com/?lang=en&cid=divxcommfolder_en
però vi assicuro che ne vale il download, per gli appassionati di animazione e non.
Questo è l'url originale: http://stage6.divx.com/Off-the-Wall/video/1767059/ryan

Buona visione.


postato da fotoreportress | 15:54 | commenti (2)
internet, animazione


mercoledì, 06 giugno 2007
 

My random vision.

postcards 2Mi domando perché siano pubblicati così tanti fiori su flickrvision.com. Certo è che il soggetto sta immobile, si presta. Forse è la lesson number one del corso di fotografia on line, non saprei.

Con lo scatto si cattura un raggio di bellezza che la natura con molto studio ha dipinto, questo il motivo? No, non solo questo. Si fissa il proprio stato metafisico, quello anelato, si dice “essere in fiore” vuol dire essere in ottimo stato. Oppure un desiderio inconscio di colore che rallegri grigie esistenze, poiché evidentemente non ci sono abbastanza arcobaleni in questo cielo.

 

Cos’altro pubblicato? Gli affetti. Figli a pari merito di cani, gatti, finanche di topi (criceti e simili). Trofei esibiti per soddisfare vanità. Non credo si tratti di condividere la propria gioia, quella si vive, si partecipa di persona. Si possono spedire privatamente foto ricordo a parenti e amici lontani, ci si può collegare con la webcam per ridurre le distanze, ma non si possono pubblicare trofei viventi!

Ancora esibizione della felicità con matrimoni, serate beverecce nei pub e in discoteca, e vacanze. Manierismo, null’altro. Una posa, un sorriso e un po’ di cazzeggio il tempo dello scatto e poi di nuovo ubriachi persi, malinconicamente rinchiusi nella propria solitudine.

 

Esagero, lo so. Si vuole condividere la poesia di un tramonto, raccontare in luce i paesaggi mozzafiato, luoghi che con nostra sorpresa appaiono incontaminati, probabilmente effetto di un retaggio ancestrale degli esploratori che fummo.

Bellezza, la bellezza delle forme, quella si vuole spartire. Arte figurativa per gli artisti, mestiere per i professionisti e aspiranti tali.

 

Ricordi di viaggi passati per me.

 

Gli occhi dolci degli elefanti tailandesi che si tiravano indietro tremanti in una smorfia di paura tipicamente umana ad ogni accenno di punzonatura da parte dei loro schiavisti. Occhi dolci delle bambine a spasso sulla spiaggia mano nella mano dei vecchi schiavisti occidentali. Occhi dolci dei trans che mi invitavano a consumare al bancone del bar per il quale si prostituivano, e per scambiare due chiacchiere con chi sapevano non avrebbe mai consumato loro. Occhi dolci di inservienti servili ma dignitosamente fieri della loro proverbiale ospitalità buddista. Ho pianto insieme al turista intervistato pochi giorni dopo la tragedia dello tsunami, quando singhiozzando ha raccontato che i tailandesi superstiti non facevano altro che ripetere con contrizione: “Sorry, tsunami, not our fault”. Investimento turistico può pensare qualcuno, non io.

 

“Lì ci sono stata!” era il Bryce Canyon. “Quella è la Death Valley…” appare la didascalia “…infatti!”. Della East Coast mi sono capitate solo istantanee di cene e convegni, niente skyline  newyorkese o viali alberati di Boston, dovrò tornare a farmi ipnotizzare per capire se qualcuno li fotografa ancora. Ma degli Stati Uniti ho visto molto altro, so riconoscere gli animi degli americani provinciali e bigotti che occupano miglia di deserto con capannoni immensi allo scopo di rinchiudersi il weekend per annullarsi giocando al terribile Bingo. E famiglie intere di obesi mangiare immonde porcherie nei parchi giochi a tema. E giovani sognatori stranieri con la green card in saccoccia, in fermento di libertà, finché non vedranno molte delle loro troppe aspettative non realizzate.

 

In Europa più dei viaggi vedo letteratura, le ambientazioni dei miei classici preferiti. Però in Russia pubblicano concerti, perlopiù rock da come si atteggiano i musicisti. I nuovi russi sono ancora interessati all’arte o sono troppo occupati ad organizzare charter per vacanze a Sharm El Sheik e shopping in Italia? Me lo chiedo veramente.

 

Sull’Africa come sull’Oriente e Medio Oriente è più che altro velata, se non inconsapevole, denuncia sociale. Immagini che richiamano diritti negati, ma sono solo accenni, questo flickr deve avere qualche filtro, non è possibile che ci sia un’autocensura così radicata. Gli ho dedicato troppo del mio tempo, ma sempre poco, evidentemente, per arrivare a conclusioni attendibili.

 

E dagli altri paesi che ho visitato nessuno pubblica? Questione di fuso orario, di abitudini o più semplicemente di sfortuna? In Messico, ad esempio, c’era un internet caffè ogni angolo, anche nei paesini sperduti tra le montagne e in mezzo alla foresta, tant’è che ho pensato che solo il tamtam tecnologico avrebbe potuto radunare folle di manifestanti immense come quelle che ho visto sia nella capitale che nel paesino inerpicato tra i rifugi degli Zapateros attivisti. Eppure niente, non mi è capitato nemmeno uno scatto.

Forse flickr ha un suo target di users, o problemi di diffusione, oppure un suo target di viewers. Un culo maschile a brache calate c’era, l’ho visto. Poi volti di donna, intensi, penso che sono ritratti da altre donne. Sembra che gli uomini non siano più contemplatori di volti femminili, troppo impegnati a curare e ritrarre i propri di volti. Sembra, ho detto sembra…

 

Il porto di Genova, sento i suoi odori. Quello di Napoli, sento le sue voci. Il Po sotto un cielo plumbeo. Non ho mai fatto un viaggio lungo il Po.

 

Una cosa ho capito di me stessa: sono out, tagliata fuori, demodé, andata. Per quanto avessi sentito parlare del Giappone moderno, non sapevo che i party più trendy e scatenati del globo sono attualmente d’obbligo a Osaka e a Tokio, o forse che i giapponesi sono i soliti fissati con la macchina fotografica al collo e adesso sballati anche di flickr?

 

Grazie flickrvision.com per questo viaggio, e grazie a Oltranzista per la segnalazione.

postato da fotoreportress | 19:49 | commenti (10)
viaggi, riflessioni, arte, internet


domenica, 18 febbraio 2007
 

Altra interpretazione.

Pastore di anime inquiete intrappolate nella rete, incerto soldato guardiano dei nostri peccati, hai battuto anche la nostra trama.

Ho lasciato la città dei corrotti e dei tanti intrecci senza precisi destini, abbandonando comodità e illusioni, interi palazzi, una città dove si addensano nubi, e fulmini si scagliano nel tempo di un abbaglio.

Ho attraversato il ponte, l’unico per seguire il tuo sentiero, ho superato l’antico rudere basamento millenario.

Giaccio su di un prato di tenera erba, generosa selva mi accoglie e protegge. Tu che mi hai liberata della candida veste, mi hai resa discinta al tuo cospetto.

Mi guardi dal basso, ostenti compiacimento e finta integrità.

Brameresti far cadere l’ultimo manto di seta bianca che ho sulle spalle. Vorresti non aver generato il bambino che adesso proteggo tra le mie late e benevole gambe, figlio che nutro dal seno, discendente dei tuoi possedimenti.

Sorridi, godi, e al contempo barcolli, riconosci nei miei occhi di tempesta la verità che mai saremo uniti, impudente precetto del nostro bislacco discorso.

Sembra muovere la tua gamba nella mia direzione, mozzata dal solido legno, appoggio che trascini dalla rocca.

Oscuro, profondo nero di percorsi interrati tra noi, si imprime e riflette sul tuo fianco, non c’è verso di aggirarlo. E un dislivello che solo in apparenza mi solleva.

Nutro ciò che è appena nato, da sola. Crescerai ciò che è tuo.


tempesta

[ La Tempesta - Giorgione]

 

postato da fotoreportress | 14:10 | commenti (14)
amore, arte, internet, incontri


domenica, 07 gennaio 2007
 

Segnalo.

Ho scoperto questo:

http://www.urbandictionary.com/

Consiglio a coloro che fanno uso non proprio ragionato di nickname anglofoni di verificare tramite il search del suddetto sito l'ilarità, l'astio o l'offensiva che potrebbero suscitare negli USA e dintorni.

Il mio non fa slang, e un po' mi dispiace, ma per qualcuno che è già transitato da queste parti c'è di che divertirsi.

 

urbandictionary.com

postato da fotoreportress | 18:14 | commenti (18)
internet


lunedì, 16 ottobre 2006
 

Ci incontreremo nel punto X.

Da bambina ero molto fantasiosa e quando vedevo sulle mappe il pallino rosso "voi siete qui", puntualmente immaginavo l'enorme pallino disegnato sotto i miei piedi.  

Quando guardavo i film di guerra, dubitavo fortemente sulla scelta del rendevouz in un luogo segnato con una "X" grande quanto la reggia di Versailles, mi sembrava pericolosamente vistoso.

 

Successivamente ho avuto il privilegio di rivivere l'epoca rinascimentale nei panni di uno sbandieratore, quando un tizio, per aver accettato il suo invito ad uscire via email, mi ha comunicato testualmente: - Bene, allora ti metto la bandierina -.

Adesso che sono una neo blogger (così è, se vi pare), completamente avulsa dalla comunicazione istantanea in rete, quando mi capita di essere "cliccata sul mio profilo" mi sembra di vedere prima una grande mano che mi afferra,   

e poi una grande freccia che mi trafigge tra capo e collo.

Ammetto di essere rea d'istigazione al cliccaggio: ho messo un bel profilo lassù in alto, peccato però che non sia il mio. Mi perdoneranno i cliccatori, spero.

postato da fotoreportress | 22:21 | commenti
varie, religione, internet, tech, incontri