Sto per partire, ma prima devo scrivere del sogno che ho fatto la notte scorsa.
Mi rendo conto adesso di non sapere fino a che punto la mia analista è freudiana, comunque ha poca importanza, mi ha mollata a metà luglio e non potrei raccontarle un sogno che oltretutto posso interpretare da sola.
Ero in un villaggio turistico di lusso; purtroppo di posti del genere ne ho visti tanti, però molto meno di lusso di quello del sogno.
Signore “bene” con figlie “bene”, attente alla linea, al bikini e al kaftano alla moda, agitavano annoiate braccia e gambe al ritmo del solito jingle da spiaggia.
Con me c’era una suora con tanto di velo, e un’altra figura dimessa, sfuocata ma presente.
La suora era esuberante e anche dispettosa: alla vista di una fila interminabile di macchinine di tutti i tipi, simile a quelle che fa mio nipote, che scendevano lente da una collinetta in direzione del miniclub dove andavano a riporsi da sole, la suora non si è trattenuta e con grande divertimento ne ha deviate alcune facendole insabbiare. La donna sfuocata guardava e forse articolava qualche parola afona.
Io ho spiccato il volo sospinta da uno di quei venti isolani che cambiano direzione in modo repentino.
Volavo, ed è stato come se qualcuno improvvisamente avesse spinto il tasto play sparando Footloose a tutto volume. Volavo, cantavo a squarciagola e ballavo nell’aria.
La suora mi urlava di smettere mentre cercava di afferrarmi.
Il vento mi faceva ricadere su enormi cespugli di rovi dai quali ne uscivo sfregiata, per poi librarmi di nuovo, questa volta al ritmo di What a Feeling.
La donna sfuocata finalmente faceva sentire la sua flebile voce: “lasciala stare, è giusto così”.
Io ero esagitata, totalmente presa dal volo, dal vento, dal ritmo. Le ferite che riportavo ad ogni caduta erano trofei.
Come sempre succede quando si sogna, improvvisamente mi sono svegliata con una grande arrabbiatura per la fine del volo, un odio profondo per la suora e un senso di ridicolo misto divertimento per la scelta della colonna sonora.
Da una prima analisi:
- dopo un’infanzia passata ad invidiare le bambine perfettine figlie di cotante mamme, finalmente ho preso coscienza del fatto che anche i “ricchi” si annoiano, evidentemente fino ad ora non ne ero così convinta.
- anni vissuti a scuola dalle suore tra l’asilo e le elementari, possono segnare a vita, soprattutto i bambini più sensibili.
- durante l’adolescenza fa male imbottirsi di pappole americane, tutte con lo stesso canovaccio libertà-giustizia-amore come Footloose e Flashdance, il perché è evidente.
- a quanto pare convive in me la triade dialettica hegeliana, però a me questa storia dell’essere, non essere e divenire per il ritorno all’autocoscienza per tramite della logica non mi ha mai convinta.
Per un’analisi più approfondita rimando a settembre.