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venerdì, 20 luglio 2007
 

Sdraiami, ovvero: non esistono i sapiosexual.

 

Sapiosexual

One who finds intelligence the most sexually attractive feature.

"I want an incisive, inquisitive, insightful, irreverent mind. I want someone for whom philosophical discussion is foreplay. I want someone who sometimes makes me go ouch due to their wit and evil sense of humor. I want someone that I can reach out and touch randomly. I want someone I can cuddle with.
I decided all that means that I am sapiosexual."

malebrainwomen 2Decisamente io non lo sono. Ho provato ad esserlo, anche cimentandomi con livelli di intelligence superiori al mio. Risultato? Rovinoso: mi è sufficiente prendere per esempio le esperienze con i giornalisti che ho incontrato.

 

La prima esperienza mi ha fatto diventare per due volte una rubrica pubblicata su due differenti mensili femminili. Dopo un solo innocente incontro: etichettata, pubblicata, mandata al macero.

 

La seconda è stata un’Intervista col Vampiro. Al primo e unico incontro, nel giro di poco più di un’ora è stato capace di dirmi:

“Sei la mia schiava? – Se hai bisogno di coccole te le faccio io - Posso farti una domanda intima? Hai mai abortito? - Sposami – Facciamo dei figli – Annulla i tuoi programmi per questa estate, la passerai con me – Sei simpatica – Sei una macchietta – Miss culetto d’oro – Sei bella tutta, ma in alcuni punti di più (si riferiva all’incavo ascellare) – Fatti ammanettare – Vuoi amarmi? – Io voglio amarti”

E’ dotato di mascella poderosa, come si confà a tutti i vampiri, mi ha piazzato tre morsi ed è stato cacciato a calci. Ma in fondo è un bravo ragazzo, di buona famiglia, forse anche un bravo giornalista, non ho indagato oltre.

 

La terza…per raccontare la terza bisogna andare per gradi.

 

Lui ha fatto una premessa: “Non sono uno che fa molti complimenti alle donne. In generale non esterno le emozioni”. (Queste parole NON sono fedelmente riportate, si è reso necessario metterci del mio a causa dell’estremo ermetismo delle originali…pensa te!)

E’ cinico, tagliente, sicuro di sé, ma anche intelligente, ironico e autoironico, e meno male perché qui lo massacrerò.

Io, tutto sommato, sono sempre stata incapace di accettare i complimenti nonché le attenzioni e i regali, dunque, più o meno, mi andava bene così.

La prima volta che siamo stati insieme, mentre ero di ritorno a casa mi è arrivato un sms. E qui la premessa la devo fare io: odio gli sms, li tollero solo per concise comunicazioni di servizio. E infatti sono stata subito accontentata, sull’sms c’era scritto, stavolta testuale: “Come procede il ritorno? P.S. sono stato molto bene con te stasera”.

Il primo impulso è stato quello di rispondere con un: “N.B. anch’io”, poi ho deciso di serbarlo per le occasioni migliori, nel frattempo rischiando di farmela addosso sulla soglia di casa dal gran ridere.  Il giorno dopo ci siamo ritrovati a metà mattinata sul messenger. Mi sono sentita di ringraziare per lo sforzo che sapevo aveva fatto scrivendo quella frase ispirata, lui modestamente ha glissato i ringraziamenti, puntualizzando che era stata una rarità da parte sua. Tuttavia, non mi sono lasciata sfuggire l’occasione di assestare un colpo recriminando, con dolcezza, quel “P.S.”, lui ha risposto testuale: “Troppo burocratico?”.

Poi si sa, chattando chattando, dal perfetto italiano prima o poi ci si sbraga di lessico e dialetto, e così è uscito fuori anche un “M’hai sdraiato”. Lui è uno che con le parole ci lavora, tant’è vero che gli è arrivata in anteprima la presentazione del libro “Sdraiami” di Berarda Del Vecchio, edito da Castelvecchi, e prontamente ha fatto un copia/incolla sul messenger, perché, come dicevo, lui è anche ironico.

La seconda volta, l’alba che annunciava il nuovo giorno e demarcava una notte insonne con relativa stanchezza, ci ha fatto cadere nella trappola: a me è piaciuto e a te è piaciuto? Con il piccolo particolare che io non mi sarei mai sognata di farla quella domanda, mentre lui ha seguito il tristo copione da telenovela sudamericana, e riadattandolo al peggio ha detto: “Mi è piaciuto, ma mica così…roba grossa!” In quell’istante il mio volto è trasfigurato in quello di un personaggio di una famosa tela del Caravaggio: L’incredulità di San Tommaso. Non mi sembrava possibile aver udito quella frase. Successivamente, ahimè, mi sono dovuta riconoscere nella descrizione del libro della Berarda che sul momento avevo tanto denigrato perché a mio parere si trattava di “un’accozzaglia di luoghi comuni”:

Il libro si propone come un grido di dolore per il "maschio" che non c'è più. Ragazze e donne che si sentono femministe, indipendenti e adulte, ma vorrebbero anche che, ogni tanto, il primo passo lo facesse lui, mentre al contrario sembra che gli uomini mostrino un atteggiamento cameratesco. Soprattutto, sembra che gli uomini abbiano smarrito completamente la grammatica dell'amore, che non sappiano più corteggiare una donna. Tra le varie terapie a disposizione delle donne per guarire da scottature e situazioni del genere, l'autrice ne propone una che chiarisce nettamente la natura del gioco.
Io amo gli uomini. Li amo tutti, indistintamente. Ma quelli che adoro sono gli uomini che sanno quando metterti le mani addosso. Senza che tu glielo suggerisca, voglio dire. Quelli che sanno riconoscere quando è il momento di chiederti il numero di telefono senza che tu stia lì a mettere in bella mostra il tuo cellulare, quelli che ti invitano a cena senza la pretesa di essere scarrozzati casa-ristorante-ristorante-casa, quelli che ad un certo punto della serata sanno cosa fare. E invece? Eccola, l’amara realtà: ragazzi fidanzati ma ancora in cerca del vero amore che ti ammorbano i dopocena con lunghissime e pesantissime confessioni, galantuomini d’altri tempi privi di qualsiasi tipo di iniziativa, musicisti quarantenni in tilt al primo bacio, intellettuali dal fascino Old England dimentichi del fatto che il British Style prevede anche un irresistibile sense of humor. No, non ci siamo. Se qualcuno è ancora in grado di stupire la propria donna si faccia avanti, per favore. E’ urgente. Davvero.
Giungo a conclusione che non sono una sapiosexual, perché i sapiosexual sono solo una leggenda urbana. Tuttavia, allontanandomi dall'agglomerato urbano spaziando nelle campagne, posso sempre provare a considerare gli ortofrutticoli, nella speranza che sappiano coltivare l’eros come la pianta più fruttuosa.

 

postato da fotoreportress | 23:55 | commenti (16)
riflessioni, libri, sesso, incontri