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sabato, 28 ottobre 2006
 

Io come Demi Moore.

Magari fossi davvero come Demi Moore, neanche nei miei sogni più ottimistici! Però io come lei frequento un ragazzo più giovane: io 33 anni e lui 26.


"Signor Presidente della Corte giuro di non essere stata io a circuirlo, il ragazzo era consenziente, anzi, fu egli stesso a proporsi invitandomi a chiamarlo". Dato che uscire con un maggiorenne, se pure più giovane di sette anni, non costituisce reato, la colpevolezza diventa esclusivamente uno stato mentale, voglio dire, non la si può certo vedere indossando le fantalenti di Hollywood con le quali qualsiasi love story, volendo, può apparire patinata.


Tutto è iniziato il giorno che ci siamo conosciuti, quando lui ha rischiato il soffocamento da caffè per avergli svelato la mia età, lui pensava che io avessi la sua - pazzesco! Il problema è che io ho pensato di lui: "tenero, ingenuo come un bimbo", o come un Bambi riflettendoci bene, e ciò non è esattamente una considerazione da fare in previsione di una frequentazione. I suoi occhioni grigi pagliuzzati di verde, languidi con lunghe ciglia, mi facevano proprio tenerezza, ho fatto finta di niente, omertosa fin dal principio.


- BISBIGLIO MODE ON - (per evitare linciaggi) - non ho il coraggio di smontare il suo addome tartarugato per il quale va tanto fiero. A me piace l'uomo da scrivania, un po' di pancetta la preferisco al tatto. - BISBIGLIO MODE OFF -


Una volta mi ha chiesto cosa stessi leggendo, però ho capito che non era realmente interessato perché quando ho provato ad illustrare il tomo ha cominciato a sciorinare tesi non attinenti solo per vantarsi sulla sua prossima laurea, a quel punto, intenerita, l'ho lasciato fare, nel frattempo distratta dalla sua bocca tirabaci.


E' sabato sera, io rimarrò a casa, lui più tardi uscirà con i suoi amici alla volta di qualche locale a me sconosciuto. Ho inventato la scusa del mal di testa, perché se avessi azzardato la verità, cioè che da tempo non frequento più locali dove il divertimento inizia dopo la mezzanotte, lo avrei visto zampettare intorno a me per almeno mezz'ora nel tentativo di dissuadermi, e io lo zampettamento questa sera non lo avrei sopportato.


Bugiarda e colpevole, merito il massimo della pena, forse presto mi autodenuncerò, no so quanto potrà durare questa latitanza.


postato da fotoreportress | 20:21 | commenti (3)
varie, amore, riflessioni, incontri


mercoledì, 25 ottobre 2006
 

Stanchi di vivere.

Devo ripromettermi di programmare un week end d' autunno in Baviera ogni anno a venire. L'armonia e l' ordine dei paesaggi montani come in città, infondono una tranquillità che manca a chi vive nelle grandi metropoli, soprattutto nell'approssimarsi dell'inverno quando smog, malanni e traffico caotico diventano fonti di stress prenatalizio. A Monaco si vive in un' altra dimensione: niente sembra essere lasciato al caso, eppure si tratta di una rigidità piacevole, che dà sicurezza e crea lo spazio necessario per la gestione del tempo e dei pensieri.

 

Re Ludwig II con la sua morte precoce e misteriosa, il castello incompiuto nel suo mondo da favola che ispirò Disney, la presunta ambiguità sessuale, la passione per le opere dell'amico Wagner e la dedizione al culto del Santo Graal, hanno fatto da storyboard alla scoperta della Baviera, dove le costruzioni dell'uomo sono in perfetta sintonia con la natura imponente.

Molto interessante è il Deutsches Museum, il museo della scienza e della tecnica più apprezzato in Europa. Un museo molto fornito e ben organizzato, con l' unico neo di avere le didascalie esclusivamente scritte in tedesco. 

Tra le tante cose interessanti che ho visto a Monaco, e tra le numerose opere che mi sono piaciute nella Neue Pinakothek, come La Stiratrice del mio pittore impressionista preferito Degas, un intenso Schiele, un raffinato Klimt, un inquietante Munch, e poi van Gogh, Renoir, Gauguin, Monet, Manet, Cézanne e tanti altri, la tela con la quale avrei arredato una parete intera del mio appartamento è Tired of Life di Ferdinand Hodler.


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Mi colpisce la sua luminosità data dalle tinte in prevalenza chiare per un tema cupo. E il lucido guizzo negli occhi degli Stanchi di vivere che pur essendo vecchi emaciati, confessori di loro stessi in vesti monacali, emarginati in un deserto calmo, nella loro apatia irreversibile senza un motivo che si possa spiegare, mi suggeriscono di non abbandonarmi a me stessa per non correre il rischio di perdere la gioia di vivere. Mi fa sorridere come capita spontaneamente dopo uno scampato pericolo per scaricare la tensione; a sollevarmi è proprio il senso del ridicolo che trasmette e nel quale si riflette un ipotetica me stessa. Hodler scelse i modelli in un ospedale psichiatrico.

 

 

[Nell'immagine: Tired of Life, 1982 - Ferdinand Hodler - Oil on canvas, 149,7 x 294,0 cm]

 


postato da fotoreportress | 20:19 | commenti
varie, viaggi, riflessioni, arte


lunedì, 16 ottobre 2006
 

Ci incontreremo nel punto X.

Da bambina ero molto fantasiosa e quando vedevo sulle mappe il pallino rosso "voi siete qui", puntualmente immaginavo l'enorme pallino disegnato sotto i miei piedi.  

Quando guardavo i film di guerra, dubitavo fortemente sulla scelta del rendevouz in un luogo segnato con una "X" grande quanto la reggia di Versailles, mi sembrava pericolosamente vistoso.

 

Successivamente ho avuto il privilegio di rivivere l'epoca rinascimentale nei panni di uno sbandieratore, quando un tizio, per aver accettato il suo invito ad uscire via email, mi ha comunicato testualmente: - Bene, allora ti metto la bandierina -.

Adesso che sono una neo blogger (così è, se vi pare), completamente avulsa dalla comunicazione istantanea in rete, quando mi capita di essere "cliccata sul mio profilo" mi sembra di vedere prima una grande mano che mi afferra,   

e poi una grande freccia che mi trafigge tra capo e collo.

Ammetto di essere rea d'istigazione al cliccaggio: ho messo un bel profilo lassù in alto, peccato però che non sia il mio. Mi perdoneranno i cliccatori, spero.

postato da fotoreportress | 22:21 | commenti
varie, religione, internet, tech, incontri


sabato, 14 ottobre 2006
 

Altro giro, altra corsa.

Io avevo 18 anni e tu 56. Ero una bamboccia senza ambizioni, tuttavia ti sono bastate tre risposte azzeccate per assumermi, sapevi che ti avrei dato la soddisfazione di poter dire un giorno: "Sono stato il suo primo datore di lavoro, l'ho formata io".  

Osservandoti ho imparato la passione per il lavoro, la dedizione e il sacrificio; sulla mia pelle li ho sperimentati. I continui e repentini cambi di mansioni che mi destabilizzavano fino all'inverosimile, hanno ampliato le mie conoscenze e messo alla prova le mie capacità. Lamentavo spesso che la duttilità che pretendevi fosse solo una scusa per non dovermi aumentare lo stipendio. In effetti, quando mi sono resa conto di aver appreso tutto quello che ti eri prefissato di insegnarmi, ho preferito specializzarmi altrove con buona pace di entrambi, però ho sempre apprezzato la fiducia che riponevi in me assegnandomi compiti e responsabilità sempre diversi. 

Mi hai fatto riflettere e dubitare della mia moralità quando mi hai affidato le relazioni con i top-magheggioni, oppure quando mi hai designato come controllore degli insider-ladroni. Ecco, io in quel periodo sono caduta dal pero, soprattutto il tuo approccio a queste situazioni mi ha aperto la visuale sul mondo.

Mi è stata d'aiuto anche la tua condotta di vita da uomo del Sud da un lato conservatore nei valori e nelle tradizioni, però anche libero e moderno al pari di uno scandinavo. E poi, non dimenticherò mai quanto rimasi stupita davanti alla tua abilità nello spostare sulla scacchiera dei vari uffici le tue amanti che tenevi equidistanti tra di loro, dall'ex moglie e dai figli, come solo un generale di armata sarebbe riuscito.

Non dimentico neanche le urla, gli insulti, i documenti stracciati poi tirati in faccia, la tua gastrite e il mio esaurimento per gli straordinari non pagati, le tue assurde pignolerie e le mie cantonate e la tua reazione alle mie cantonate, ma anche il tuo senso dell'umorismo misto british, romano e pugliese.

Tu mi spostavi da via Tiburtina a via Tuscolana, da via dei Serpenti a via Carducci, da via delle Fornaci a via Nomentana e intanto io accumulavo quell'esperienza che adesso mi consente di cambiare lavoro per la terza volta senza troppi traumi.

Sai, si tratta di un passaggio evolutivo: ero una scimmia ammaestrata e di colpo mi si è parato davanti il monolito di 2001: Odissea nello spazio, sono stata riconosciuta e chiamata per un ruolo da persona pensante. Dopo dieci anni di lavoro dinamico e stimolante dal punto di vista delle relazioni, però ripetitivo, poco edificante e senza sbocchi interessanti per le mie ambizioni, stravolgerò le abitudini a favore di un ufficio grigio in un ambiente un po' vetusto, ma pieno di professionisti di alto livello. 

Insomma, se tutto questo avviene con un disagio minimo è anche merito tuo.

 

postato da fotoreportress | 21:21 | commenti (2)
varie, riflessioni, cinema, lavoro, incontri


giovedì, 12 ottobre 2006
 

Sento che sta per capitare anche a me.

postato da fotoreportress | 15:26 | commenti
varie, riflessioni, internet, tech