L'oroscopo di Rob Brezsny
Illustrazioni di Francesca Ghermandi
25/31 agosto 2006

Vergine (23 agosto - 22 settembre)
Secondo il filosofo George Gurdjieff la maggior parte delle persone dorme anche quando se ne va in giro in pieno giorno. Non conosciamo i livelli di consapevolezza che siamo capaci di raggiungere, e non ci accorgiamo del flusso continuo di benedizioni che la vita ci offre. Gurdjieff sostiene che per restare svegli abbiamo bisogno di continui shock. Alcuni sono fastidiosi, perché ci costringono ad affrontare la nostra stessa stupidità. Altri invece sono piacevoli, come dosi di medicina sacra che ci inducono dolcemente a liberarci della nostra sonnolenza e a metterci sull'attenti. Nelle prossime settimane avrai una fornitura continua di queste dosi.
Non ho mai scritto più dello stretto indispensabile in vita mia.
Ho appena aperto questo blog sfidando me stessa, comunque superate le prime perplessità informatiche per il momento sembra che io riesca a tenere botta.
L'unica difficoltà che spero di riuscire a superare al più presto è la stanchezza.
Non c'è post che io non debba rieditare tre o quattro volte dopo averlo pubblicato: ogni volta che rileggo trovo un refuso o uno strafalcione che nelle numerose riletture precedenti si nascondeva come Bin Laden sulle montagne siriane (!?). Tutto ciò dipende dall'inesperienza ma soprattutto dalla stanchezza cronica, allora vorrei fare un'appello ai numerosi correttori di bozze tagliati dagli editori e disoccupati: Help!
Perché non fate qualche accordo con Splinder (ne cito uno a caso) per fornire il vostro servizio ad uso dei blogger che hanno poco tempo e qualche centesimo da investire per rimediare all'inconveniente?
Non è carino che i tuoi quattro lettori (quattro?) si trovino i post modificati ogni minuto, ne convenite?
Quando ero adolescente il mio gioco dell'estate era prendere la cottarella per il maestro di tennis oppure quello di nuoto o di canoa, non disdegnavo neanche gli istruttori di sub, in ogni caso erano ragazzi più grandi di me e anche i più fighi su piazza. In seguito mi sono buttata sui più simpatici sfiorarando alcuni veri dementi, invece adesso...beh, è troppo complicato.
Dicevo, il gioco dell'estate è sempre stato un turbinio di sguardi ammiccanti, di batticuori e rossori incontrollabili quando incontravo gli sportivi al bar o in spiaggia (mai presa una lezione), col senno di poi penso che sarebbe stato meglio concedersi una carezza audace, un bacio o quant'altro, ma ero indiscutibilmente troppo timida.
Tuttavia, un bacio mai dato che non posso dimenticare è stato durante i giochi invernali, evidentemente quell'anno mi sentivo particolarmente democratica da dover riversare la mia attenzione anche sui maestri di sci.
Il maestro montanaro dolomitico del quale non ricordo il nome - convenzionalmente lo chiamerò Peter, o forse si chiamava proprio così - un bel ragazzo con gli occhi verdi, le gote rosse e i denti bianchi, come si potrà immaginare, era italiano eppure facevo fatica a capire le istruzioni che mi gridava da fondo pista nella sua lingua dolomitica.
Peter stava al gioco: era inutile che fingessimo di ignorarci, lui ci stava e anch'io ci stavo.
Anche la mia amica del cuore se ne era accorta: ci stuzzicavamo in discesa libera; sulla stessa scia, abbattevamo come birilli gli avventori in coda per sedere vicini sulla seggiovia, ci sembrava un momento di contatto e cazzeggio irrinunciabile, ma lo facevamo in sordina, non tanto per non far accorgere gli altri, piuttosto per non mettere le carte in tavola troppo in fretta, in pratica non ce la sentivamo di fare il salto della cunetta. La mia cautela era legata all' inesperienza e alla timidezza, quella di Peter era legata alla sua fidanzata e promessa sposa montanara dolomitica.
Purtroppo, però, non si trattava di Heidi la sfigata: un giorno, per quanto "casualmente" si decideva di girare più al largo possibile dal campo base, ci siamo imbattuti in una Patsy Kensit versione fatina delle nevi con al seguito una orda di folletti con scietti e caschetti per i quali faceva da istruttrice. Era proprio lei e lui gentilmente ci ha presentate.
Il piccolo incidente non aveva impedito il proseguimento dei giochi, peccato che il traguardo non s'è mai visto: al termine dell'ultima lezione ci trovavamo in mezzo alla pista, la giornata era soleggiata, il cielo limpido e la neve scintillante, faceva caldo. Peter ha congedato tutto il gruppo tranne me e la mia amica che eravamo rimaste circa quattro metri a monte, lei lo ha guadagnato in un secondo e lo ha salutato, mentre a me quella distanza sebbene in discesa sembrava incolmabile, ero impalata come le porte dello slalom gigante, guardavo Peter con un sorrisetto tra il sarcastico e l'incazzato senza riuscire a mettere le punte a valle, e così ha dovuto fare lui la scaletta per raggiungermi.
Ci dividevano solo cinque centimetri, i suoi occhi verdi si sono persi per un attimo nei miei, c'è stato un lieve rossore bipartisan, poi il suo sguardo ha fatto una breve panoramica del mio volto soffermandosi sulle labbra che io sapevo essere molto voluttuose, rosse e carnose più del solito perché strategicamente non stavo usando lo stick protettivo. A quel punto il calore si sprigionava dal ventre: - Accidenti se sei carina! - io: - Anche tu non scherzi! - lui: - Fai la brava - io: - Anche tu -.
Le sue labbra si sono posate sulle mie guance, senza fretta, le mie labbra non hanno potuto fare altro che ricambiare con pari ardore e un pizzico di delusione.
Niente bacio alla francese, niente di niente, però che soddisfazione riuscire a dire quella frase - Anche tu non scherzi! - che nemmeno Kelly McGillys a Tom Cruise in Top Gun avrebbe saputo pronunciare meglio!
Due anni fa sapevo che avrei visitato una Dubai sfacciatamente ricca e contraddittoria con i suoi eccessi di lusso in contrasto con il deserto di dune e la popolazione islamica, ma non immaginavo certo di trovarla in pieno sviluppo edilizio. Credevo che il famoso albergo a sette stelle Buj al Arab detto 'la vela', fosse il raggiungimento di un record tra i numerosi grattacieli che Dubai già ospitava, invece ho assistito in presa diretta a tanti cantieri che avanzavano con una rapidità che l'Italia non raggiungerà mai neanche per un millesimo. Ventiquattro ore su ventiquattro grazie al ricambio continuo di lavoratori asiatici in maggior parte cingalesi e indiani, prendevano forma sotto i miei occhi i due atolli artificiali The Palm e l'atollo The World; quattro o forse cinque giganteschi parchi divertimento a tema tra cui un mondo sottomarino e la bizzarra costruzione obliqua della pista olimpionica da sci in un clima con temperature medie di cinquanta gradi centigradi; inoltre molti nuovi grattacieli che andavano a mangiare il deserto espandendo un centro già congestionato dal traffico.
Vere e proprie follie da nababbi. Io ho avuto un piccolo assaggio, per la verità un po' amaro, della vita da Le mille e una notte, non mi sono fatta mancare il golf resort di gran lusso affacciato sul mare che viene paragonato a quello delle Maldive e altri piccoli sfizi, fingendo senza successo di non essere la misera turista che ero.
Potrei inventarmi che la notizia del Corriere della Sera di oggi circa la costruzione di un grattacielo a energia eolica sia la scusa politicamente corretta per tornare a Dubai tra due anni e mezzo che è il tempo previsto per il completamento dello stesso, già potrei metterla la scusa ecologica, in realtà, considerato che non c'è molto di veramente ecologico in questo pianeta, tornerò per la pura curiosità di vedere le nuove meraviglie destinate al fatuo sollazzamento dell'uomo.