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domenica, 14 giugno 2009
 

Peraria

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domenica, 31 maggio 2009
 

Cineserìe.

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domenica, 31 agosto 2008
 

Filtro kafkiano.

Filtro kafkianoMuseo Kafka, Praga, Agosto 2008




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Giochi di Memoria.

Giochi di memoria."Gheto Vechio", Venezia, Agosto 2008




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venerdì, 06 giugno 2008
 

Hip hop on air.

A chi non piace l’hip hop? Forse non a tutti ma sicuramente a più persone di quante ci si immagina, basta dare un’occhiata alle classifiche di vendita e al business che gli gira intorno.
Certamente c’è una buona parte degli statunitensi  che malgrado siano appassionati del genere non si sognerebbero mai di celebrarlo ogni anno a SOBE durante il Memorial Day Weekend, che peraltro ha origine con un significato profondo.
Una prima avvisaglia dell’avversione dell’americano medio per questa ricorrenza nazionale l’avevo avuta in una e-mail di risposta di una gentilissima direttrice vendite di un albergo di South Beach che insieme al tariffario, troppo alto per le mie tasche, scriveva esplicitamente “be aware”. Ripensando a situazioni passate potenzialmente pericolose alle quali sono andata incontro in Italia e all’estero, non mi sono fatta scoraggiare. Ho pensato che in una città dove convivono tranquillamente pensionati americani e immigrati cubani nonostante l’alta concentrazione di narcos, al massimo avrei potuto assistere a qualcosa tipo il corteo degli animalisti che mi è capitato di incrociare a Vienna: un poliziotto ogni metro che scortavano un fiume di misti physique du rôle da contestatori, che sfilavano ordinatamente e silenziosamente, rispondendo agli slogan a bassa voce per non sovrastare il cinguettio degli uccellini del parco. Nulla a che vedere con alcuni quartieri di Washington dove sono capitata per sbaglio e dove mi sono guardata bene dal scendere dall’auto visti i tipacci di colore sfregiati in volto che pattugliavano in quasi assetto di guerriglia urbana; oppure  le manifestazioni a Città del Messico e nel Chapas, solo per fare degli esempi.

Personalmente il mondo dell’hip hop, a parte le canzoni passate per radio, lo conosco solo per aver seguito qualche puntata di un programma sulle celebrità americane che ogni tanto trasmette MTV.
L’hip hop, per chi non lo sapesse, è nero, nel senso che la maggior parte degli artisti e dei proseliti sono di colore. Solo che io e la mia amica a cena al Lario’s on the beach, che è il locale cubano di Gloria Esteban sulla Ocean Drive, credevamo che il gruppo di ragazzoni di colore scesi da macchinoni incredibilmente cafoni ma anche costosissimi e strambi, parcheggiati proprio davanti  al nostro tavolo fosse l’entourage dell’unico ragazzo bianco, magrolino e slavato, anch’egli tatuato, berrettato, canottato e catenato d’oro che nemmeno la statua di San Gennaro,  secondo noi sullo stile Eminem. Grazie al nostro posto in prima fila abbiamo seguito tutte le fasi del rimorchio del falso Eminem che si è svolto in un primo aggancio da parte di un altro che sfoggiava una luccicante dentatura d’oro massiccio, poi il passaggio della preda, la finta ritrosia di lei, deliziosa ragazza di colore, la spinta, letteralmente parlando, da parte dell’amica tra le braccia di lui e la sgommata col macchinone per chissà dove. Per noi la star era andata via lasciando lì i bodyguard, fino a quando un ragazzo seduto al tavolo accanto non mi ha chiesto se il tipo col berretto nero etc. non fosse Ice Cube, ma tra la musica altissima proviene dall’interno del Lario’s e quella dai locali adiacenti, e la certezza di non riuscire ad afferrare sempre tutto quello che ascolto nei vari slang americani, ho dovuto far ripete la domanda fin quando non ho collegato il suono di quelle parole all’artista, che non era proprio uno sconosciuto. Dunque la star era il cicciotello di colore con la faccia da fesso, il ragazzo del tavolo accanto adesso ne era certo e il giorno successivo dopo un controllo in internet lo eravamo anche noi.
Struscio. Principalmente il Memorial Day Weekend si svolge facendo struscio tra la Ocean Drive, la Collins e la Washington, 24 ore su 24 come l’apertura dei Deli storici dove ti servono succulente polpette di carne in tutte le salse.
E tanta carne in vista e in tutte le salse c’era su quelle strade: ragazzone e ragazzoni obesi, le prime con tette e culi incredibilmente fuori misura anche per le sedute dei mezzi track modificati e laccati e degli hammer che sfilavano sulla Ocean, fasciate da abitini in tessuto stretch oppure con shorts ad evidenziare le cosce enormi piene di cellulite; i ragazzi con t-shirt extralarge e extralong e catene e berretti. Ma anche molti a dorso nudo palestrati, tatuati e anabolizzati talmente tanto da sembrare di plastica, e poi qualche fisichetto alla Beyoncé e Leona Lewis e anche una deliziosa sosia di Whitney Houston da giovane. Non c’erano le mezze misure, come è tipico del popolo americano.
Noi caucasiche eravamo perlopiù trasparenti in quel fiume di giovani di colore, abbiamo rimediato solo qualche appellativo tipo “ehi candy” ma anche “ehi mummy” forse per via dell’età, loro erano quasi tutti ventenni, pochi inviti non troppo convinti alle feste e saluti improbabili di mani che s’intrecciano, nocche e gomiti, al volo, passando. Ma soprattutto tanto rispetto e gentilezza, forse per via dei controlli serrati delle forze dell’ordine che presenziavano massicciamente schierando agenti bianchi e latini in auto, camion, bicicletta e federali in borghese a piedi ma con giubbotto antiproiettile. Insomma il traffico era più che sostenuto, ma se ti trovavi su ciglio della strada col semaforo pedonale rosso queste bande di ragazzi in motorino e auto erano capaci di fermarsi per darti la precedenza se capivano che eri incerta. I marciapiedi erano zeppi, praticabili a rilento, ma se ti capitava di sfiorarti distrattamente con un ragazzo nella classica incertezza del “passo io, passi tu”, magari proprio davanti alla parata di poliziotti attenti come falchi ad ogni movimento, ti sentivi dire ripetutamente “I’m sorry, I’m sorry, I’m so sorry”, decisamente spropositato rispetto all’accaduto irrilevante di per sé.
Abbiamo visto tre ammanettati seduti sul marciapiede circondati da una ventina di poliziotti, forse avevano rimandato indietro la pietanza perché non era ben cotta, oppure passando avevano rovesciato inavvertitamente il cocktail di qualcuno, non abbiamo avuto percezione di nulla di più pericoloso.

Un bel contrasto con l’atmosfera cool, soft, chic, modern, smashing e chi più ne ha più ne metta, del Delano, celebre hotel della celebre Madonna, che si trova sulla Collins. “Lei è una figa, dovresti vedere come viene servita e riverita” mi aveva detto un amico prima della partenza invitandomi ad andare. E noi siamo andate di sera come semplici visitatrici, però Madonna non c’era come si poteva immaginare, e a parte ammirare il lavoro del bravo architetto d’interni, uno cosa ci va a fare all’hotel di Madonna se non per vedere Madonna? Meglio lo spettacolo hip hop, quello nero e autentico, però.

[Nell'immagine: Line Up - Michele Zalopany]

postato da fotoreportress | 16:32 | commenti (4)